16.01.17

Teatro del porto


Lun 16.01.17
Ore: 21.00


\\ SPETTACOLO TEATRALE



versi, prosa e musica di Raffaele Viviani

Con Massimo Ranieri,
Ernesto Lama, Angela De Matteo,
Gaia Bassi, Roberto Bani,
Mario Zinno, Ivano Schiavi,
Antonio Speranza, Francesca Ciardiello

L'orchestra:
Ciro Cascino, pianoforte
Luigi Sigillo, contrabbasso
Donato Sensini, fiati
Sandro Tumolillo, violino
Giuseppe Fiscale, tromba
Mario Zinno, batteria

Elaborazione e ricerche musicali Pasquale Scialò
Scene e costumi Lorenzo Cutuli
Disegno luci Maurizio Fabretti
Coreografie Giorgio De Bortoli

Regia di Maurizio Scaparro

Produzione Gli Ipocriti


Un Massimo Ranieri nel proprio ambiente più congeniale, che torna a cimentarsi con gli "atti unici" di Raffaele Viviani (Scalo Marittimo e Caffè di notte e giorno), dopo la felice esperienza di Viviani Varietà della scorsa stagione. E' ancora e sempre varietà, che guarda alla Napoli della memoria storica, che parte dal mare, anzi dal porto, e attraverso le parole e le musiche di Viviani sembra accompagnarci verso un futuro già cominciato: quanti nuovi significati hanno oggi parole come “mediterraneo”, “emigrazione”, “cultura” e “teatro”, così strettamente connessi alla città più ricca di contrasti e d’umanità d’Italia?La Napoli dei quartieri, quella parallela urbana, aperta alle influenze e alle commistioni del teatro e del Varietà europei e dell’altro sud che preme sulla città viene resa ancor più viva e vibrante dalla voce e dalla potenza scenica di Ranieri, showman e cantante leggero noto al grande pubblico, ma anche interprete elegantemente centrato e abile nel muoversi dentro il registro attoriale della Rivista. Accompagnato da 8 attori e 6 musicisti, e dalla mano registica di Maurizio Scaparro, Ranieri alterna cantati e sketches, strappando risate e struggimento, ridando vita a quella sorta di transfert epocale fatto di lustrini e paillettes, peregrinazioni e paghe al cappello con cui lo spettatore contemporaneo scoprirà di avere più confidenza di quanto immagini. 

E’ stato detto che Ranieri, ormai, non è più un attore “ma un mito che trasfigura la realtà: una metafora vivente che attraversa i tempi e mette la sua faccia (la sua maschera, oramai, come un Totò, un Nino Taranto, un Sergio Bruni) al servizio di un popolo”.
Che, vien da pensare, non è solo quello napoletano, ma quello italiano. Perché il teatro (specie quello napoletano) è la quintessenza dell’Italia, non solo della città di Napoli.



\\ Organizzato da: Sondrio Teatro




Spettacoli precedenti