10.10.16

Filumena Marturano


Lun 10.10.16
Ore: 21.00


\\ SPETTACOLO TEATRALE




di Eduardo De Filippo

con MARIANGELA D'ABBRACCIO e GEPPY GLEIJESES

e con Nunzia Schiano, Mimmo Mignemi,

Ylenia Oliviero, Elisabetta Mirra,

Agostino Pannone, Gregorio De Paola,

Eduardo Scarpetta, Fabio Pappacena

musiche Teho Teardo

regia LILIANA CAVANI

Produzione Gitiesse Artisti Riuniti

Quando appare in scena, sulla soglia della camera da letto, Filumena Marturano, nei suoi 48 anni portati non troppo bene, in vestaglia, con i capelli in disordine, sembra una "belva ferita, pronta a spiccare il salto sull'avversario». E l’avversario è Domenico Soriano, nell’angolo opposto della stanza e del palcoscenico, come in un ideale ring di pugilato. Soriano – don Mimì - è un bel cinquantenne gioviale e capriccioso, amante delle donne, dei cavalli, che s’è goduto la vita grazie ai soldi della pasticceria lasciatagli dal padre.
Ma di Filumena, quella donna “da niente" che per tanti anni è stata trattata da lui quasi come una schiava e che ora lo tiene in pugno, ha paura. Se ne sta lì, pantaloni e giacca di pigiama sommariamente abbottonati, pallido e convulso, ma anche furente. Perché lei, Filumena, una ex prostituta che da anni vive con lui come la più paziente e sottomessa delle mogli, è riuscita a strappargli un matrimonio, facendogli credere di essere in punto di morte. E’ riuscita ad impedirgli di sposare una ragazza di vent’anni, quella che lui voleva.
Non solo: Filumena nemmeno vuole rivelargli quale dei tre figli sia suo, di don Mimì.
Filumena Marturano – forse la commedia italiana del dopoguerra più conosciuta e rappresentata all’estero – ha un ruolo centrale nella produzione di Eduardo De Filippo, collocandosi tra i primi testi di quella Cantata dei giorni dispari che, a partire da Napoli milionaria!, raccoglie le opere più complesse e problematiche in cui si riversano i drammi, le ansie e le speranze di un Paese e di un popolo sconvolti dalla guerra.
La regia di Liliana Cavani restituisce una Filumena asciutta, nel solco delle raccomandazioni che lo stesso Eduardo trasmetteva per le tournée fuori Napoli: attenuare il dialetto per rendere lo spettacolo fruibile a tutti. Eppure non meno intensa e autentica ne risulta l’allegoria di un’Italia lacerata e depauperata moralmente, che non perde, tuttavia, la dignità e la volontà di riscatto.



\\ Organizzato da: Sondrio Teatro




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